giovedì 21 febbraio 2013

La canapa ora anche in mattoni

In questo blog, tra tutti i materiali utilizzati per costruire (pannocchie, pietra, paglia, terra..), non è mai stata citata la canapa. Essa, per descriverla molto brevemente, è una delle piante coltivate locali più antiche e in tre mesi riesce a raggiungere un'altezza di quattro metri. E' considerata una pianta che esercita un'azione benefica a favore del terreno e le sostanze amare che contiene la rendono particolarmente resistente ai parassiti e pertanto non è necessario utilizzare dei pesticidi o degli erbicidi.


Le sua applicazioni sono molto varie, ma essa viene fabbricata perlopiù sotto forma di pannelli, che possono servire per isolare facciate, pareti, soffitti e tetti e come elementi fonoisolanti anti calpestio sotto pavimenti continui flottanti. Ecco, di queste informazioni io ne ero a conoscenza ma mi è nuova la produzione di mattoni di canapa!

Di che si tratta?

Un'azienda leccese specializzata in bioedilizia e case ecosostenibili, la Equilibrium (non ho ancora capito se il sito ufficiale dell'azienda è questo, visto che c'è scritto che la sede operativa è a Como), lo presenterà a Milano durante la fiera nazionale sugli stili di vita sostenibili “Fa la cosa giusta” che si terrà a Milano dal 30 marzo al 1 Aprile 2012.Il biomattone è realizzato da un biocomposito di canapa e calce e ha come caratteristica quella di migliorare la qualità dell’aria all’interno dell’abitazione ma anche di combattere l’effetto serra all’esterno. Il legno di canapa utilizzato nella fabbricazione del mattone è in grado di assorbire e sequestrare la Co2 dall’atmosfera.


Il biocomposto è formato dalla parte legnosa dello stelo della canapa, noto anche come canapulo, e un legante a base di calce. Il canapulo regala al mattone leggerezza e solidità, due proprietà che insieme sembrano alquanto insolite. Essendo infatti ricco di silice, il legno di canapa aiuta la calce a solidificarsi in poche ore e successivamente ad avviare il processo di pietrificazione che avviene col passare del tempo. Il mattone in canapa è un prodotto totalmente naturale con delle ottime proprietà di isolamento termico e acustico che permettono di fare a meno di alcuni materiali isolanti usati nell’edilizia tradizionale, ed è in grado così di migliorare l’ambiente interno all’abitazione.


E i vantaggi non sono finiti qui! Questi mattoni sono infatti anche biodegradabili e riciclabili e hanno la capacità di assorbire l'anidride carbonica nell'atmosfera e sono resistenti al gelo, agli insetti e ai roditori. 
ecco prese direttamente dal sito le caratteristiche specifiche:


Blocchi prefabbricati in Natural Beton: biocomposito in canapa e calce di dimensione 20x50 cm.
Disponibili negli spessori di 8, 12, 15, 20, 25 e 30 cm.
Il Biomattone® è un materiale isolante massiccio con alta capacità isolante, bassa energia incorporata e capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera: è il primo materiale edilizio a impronta di carbonio negativa.
La produzione del Biomattone®, viene effettuata con un procedimento ‘a freddo’ specifico, riducendo significativamente il consumo di energia.

Caratteristiche:
-Comfort termico, acustico ed igrometrico: Il Biomattone® è permeabile al vapore acqueo
-Resistente al fuoco, al gelo, ad insetti e roditori
-Assenza di fumi tossici in caso di incendio
-Basso consumo di energia durante la fabbricazione
-Riciclabile e biodegradabile a fine del ciclo di vita

Applicazioni:
-Costruzione ex novo di muratura isolante
-Isolamento esterno ‘a cappotto’ di edifici esistenti
-Isolamento interno di edifici esistenti
-Isolamento sottopavimento
-Vespaio areato
-Partizioni interne ad isolamento acustico
BASTA CEMENTO E W LA CANAPA!

giovedì 24 gennaio 2013

Anche il Corriere lo dice, meglio tornare alle case in terra

Questo è un articolo che avevo salvato e mi ero ripromessa di pubblicare, scritto il 26 novembre da Carlotta Clerici. Insomma non è che dica nulla di nuovo ma è interessante come ormai se ne parli sempre di più dei benefici e dei vantaggi nel costruire un'abitazione in terra o paglia, preferendo questi materiali al solito cemento. 
L'articolo riporta come esempio la Pisè Haus, costruita in Toscana da Pietro Melloni e sua moglie, Simsa McNally, dello studio PS:Studio a St. Moritz (dei poracci insomma).
Dal loro sito http://www.psstudio.ch/ vi riporto le foto del progetto ma incollo anche il link del corriere dove potrete vedere l'articolo originale, anche se qui ve l'ho riportato pari pari.
Ma che magari il curriculum lo mando a sti due, anche se l'idea di lavorare in svizzera non è che mi esalti proprio...












"Tornare alle case di terra, con le tecniche architettoniche moderne. È l'esperimento che gli architetti italiani Pietro e Simsa Melloni, marito e moglie poco più che 30enni trapiantati in Svizzera, hanno realizzato in Toscana. Costruendo una casa in terra cruda compressa, con la terra di scavo della piscina come materiale edile. Un modo noto di costruire ripari, scoperto dall’uomo dopo l’uscita dalla caverne, utilizzato con forme differenti da tutte le più grandi civiltà, e oggetto di trattati e dibattiti degli architetti del Settecento. Protagonista assoluta la terra, impastata con acqua, paglia, fibre naturali e presa direttamente dal territorio dove si costruisce per farne muratura.


COSTRUIRE IN TERRA CRUDA - Una tecnica edilizia chiamata terra cruda pisé, per l’appunto pressata, più nota al grande pubblico con il nome di terra battuta. Terra che, dopo essere stata miscelata con elementi naturali, viene compressa e stratificata. Con risultati paragonabili a quelli del calcestruzzo, ma senza la CO2 prodotta dal cemento. Un sistema di lavorazione che, oltre a salvaguardare l’impatto ecologico dei paesaggi, comporta un insieme di vantaggi per nulla trascurabili. Per esempio, l’impiego di risorse locali, l’isolamento termico, le capacità antisismiche e la resistenza al fuoco. Un'edilizia sostenibile che in Europa ha già molti sostenitori, tra cui l’architetto austriaco Martin Rauch, considerato con le sue case in terra cruda il pioniere europeo della riscoperta di metodo di costruzione. Facendo scuola a una nuova generazione di architetti più attenti e consapevoli delle problematiche ambientali.

CASA A KM ZERO – In Italia, a guardare alla strada aperta da Rauch, due giovani architetti che hanno deciso di costruire una casa con la tecnica millenaria della terra cruda pisé. Risultato? Un piccolo rustico immerso nei campi toscani di Stribugliano (Gr), sorto dallo stesso terreno su cui è appoggiato e che riprende per colore, impressione tattile e visiva, l’aspetto dei campi arati circostanti. «Per costruire la casa», afferma Simsa Melloni, «abbiamo usato soltanto i materiali locali. I muri dell’edificio sono stati realizzati con la terra di scavo, composta principalmente d’argilla, la pomice e, per i cappotti interni, il canniccio palustre delle campagne toscane». Materiali che non solo evitano un forte impatto visivo, ma si combinano perfettamente con la progettazione a risparmio energetico. «Il tetto», spiega Pietro Melloni, «è integrato da pannelli solari termici e fotovoltaici, non visibili da terra. In più, l’isolamento interno permette di sfruttare al meglio l’inerzia termica dei 48 centimetri di spessore dei muri, trattenendo nella casa il calore in inverno e il fresco in estate». Un risparmio dei consumi sviluppato anche nei pavimenti in ecomateriali che diffondono il calore con serpentine elettriche.

IL PROBLEMA DELLA PIOGGIA - Tra le soluzioni studiate, anche il problema della pioggia, bestia nera per tutti i popoli che hanno costruito con la terra. «L’argilla contenuta nei muri», spiegano gli architetti, «al contatto con l’acqua diventa viscida e impermeabile, creando una sorta di pellicola che protegge tutta la muratura interna». Più difficile da risolvere il deterioramento dato dall’acqua in caso di piogge importanti. «Per evitare il ruscellamento, che può causare il distacco delle parti di ghiaia», precisano Pietro e Sisma, «abbiamo utilizzato la tecnica messa a punto da Rauch, che prevede l’inserimento di filari di mattoni cotti, incastonati lungo tutte le murature e che funzionano da rompigoccia».

DALLA COSTRUZIONE ALLA DEMOLIZIONE – Per Pietro e Simsa Melloni la casa in terra cruda pisé a Stribugliano rappresenta anche la realizzazione di una sorta di visione stilistica, avuta durante gli anni dell'università. «In questi anni», racconta Pietro, «abbiamo viaggiato per il mondo per vedere con i nostri occhi le case in terra dei diversi territori. Dalla Cina all’Africa sono molti gli esempi da cui trarre ispirazione. Ad esempio in Marocco, dove si vedono case che richiamano le sfumature della terra della strada in cui sono state costruite». Scelta che non stravolge i contesti abitativi. «Non serve snaturare il paesaggio con costruzioni che non hanno niente a che vedere con il luogo», aggiunge Simsa. «Bisogna cercare di ritrovare l’identità locale anche negli edifici. Ad esempio, la Toscana è regione di terra, sassi e mattoni». Materiali che, in caso si volesse demolire la costruzione, sono tutti biodegradabili. «Se questa casa dovesse essere abbattuta», conclude Pietro, «più del 50% della costruzione potrebbe tornare a essere un campo arato»."








sabato 5 gennaio 2013

Football for Hope in Rwanda

Questa architettura è l'esempio di come il football possa diventare un mezzo per una riconciliazione per la popolazione, ancora alle prese con l'eredità del genocidio del 1994, e facilitare la vita formazione professionale per i giovani. Situata in una delle più densamente popolate e svantaggiate zone della capitale, Kigali, la Kimisgara Community Centre si propone di offrire ai giovani nuove opportunità.

Come?

L'iniziativa 'Football for Hope', sviluppata insieme agli architetti di Architecture for Humanity, non è una cosa totalmente nuova ma è un esperimento che in Namibia ha riscosso un buon successo, grazie al supporto anche di FIFA e l'organizzazione 'streetfootballworld': il presupposto di questo progetto è considerare lo sport fondamentale per l'aggregazione delle persone e il loro miglioramento di vita.
A fare da traino è stata anche la manifestazione dei mondiali del 2010 che ha favorito la nascita di diversi centri, tra cui uno per persone con disagi mentali, grazie alla collaborazione con Special Olympics Namibia. In Rwanda però l'obiettivo da raggiungere è più complesso: incoraggiare una coesistenza pacifica un ponte, colmando il divario etnico attraverso programmi sociali ed educativi.





Il complesso architettonico è composto da un solo blocco e dispone di un ampio tetto sporgente per garantire ombra, raffreddare gli interni e fornire protezione dalle piogge durante la stagione umida. Un sistema di raccolta fà sì che l'acqua piovana possa essere immagazzinata e filtrata per poi essere bevuta e perfino l'acqua del campo da calcio può essere immagazzinata e riutilizzata per uso sanitario: questo sistema low-tech riesce a catturare ben 2,6 milioni di litri di acqua all'anno! Le celle solari sono utilizzati per azionare le pompe per l'acqua e le luci a LED del campo da calcio, offrendo una buona occasione di giocare al fresco della notte, migliorandone anche la sicurezza.



I materiali prevalentemente usati per la costruzione sono pietre locali, mattoni e terra battuta; è stato cercato di utilizzare il cemento il meno possibile, solo dove indispensabile, per ridurre sensibilmente i costi.


Inoltre questo progetto ha ricevuto una menzione d'onore ai SEED Awards per le iniziative eco-sostenibili che portano a un miglioramento della lotta contro la povertà in un ottica di green economy.

Ecco qui dal sito http://www.livegreenblog.com/sustainable-architecture/architecture-for-humanity-and-football-for-hope-in-rwanda-8343/ le caratteristiche riassuntive del progetto:

NAME: Kimisagara Football for Hope Centre
PROJECT LEAD: Football for Hope, http://www.streetfootballworld.org/football-for-hope2
LOCATION: Kimisagara, Kigali, Rwanda
START DATE: May 04, 2009
SIZE: 240 sq. m
SPONSORING ORGANIZATION: FIFA, http://www.fifa.com
PROJECT PARTNER: streetfootballworld, http://www.streetfootballworld.org/football-for-hope2
CLIENT: Espérance, http://www.esperance.rw
PROJECT PARTNER: Architecture for Humanity,http://www.architectureforhumanity.org, http://openarchitecturenetwork.org/
ARCHITECT OF RECORD: Lakes Consortium
CONTRACTOR(S): Three Code Construction (Leonard Omari)
DESIGN FELLOW: Killian Doherty
STUDENT: Tiffany Lau/Seung Jin Ham, Rui Peng
PHOTOGRAPHS: Killian Doherty, Darren Gill
Awards: SEED Award 2011 http://www.seedinit.org/
Links: Katutura, http://www.livegreenblog.com/materials/katutura-football-for-hope-centre-for-achievement-of-the-un-millenium-development-goals-7603/

domenica 30 dicembre 2012

A Ravenna ditta truffa e abbandona cantiere di autocostruzione

Mi arriva questa mail il 18 dicembre che decido di riportarvi testualmente:

"Pubblico un nuovo articolo sulla questione autocostruzione, questione irrisolta che coinvolge 14 famiglie nella sola provincia di Ravenna, questa volta cercando di mettere in luce il ruolo del Prof. Luciano Venturi, allora Vice-Presidente di Alisei ONG.
Il cantiere di Filetto è abbandonato e chiuso da luglio 2009, a causa del fallimento di ALISEI Autocostruzioni S.r.l..
A nulla sono valsi i tentativi degli autocostruttori, che il 26 giugno scorso hanno cominciato l'occupazione del cantiere che si è conclusa 94 giorni dopo.
Nonostante le difficili condizioni igieniche e di sicurezza, alcuni autocostruttori hanno dormito per 94 notti negli scheletri delle case, senza luce, acqua, gas e infissi, nel completo disinteresse delle istituzioni e dei media.
Fortunatamente durante gli ultimi giorni di lotta il loro appello è stato raccolto da un
bravissimo giornalista, Ruben Oliva, che ha pubblicato la sua inchiesta sul Corriere della Sera.
QUANTO TEMPO DOVRANNO ANCORA ASPETTARE QUESTE FAMIGLIE PER AVERE GIUSTIZIA ?
Un autocostruttore"

Bene, che è successo?
Matteo Mattioli, facente parte della cooperativa di autocostruttori di Filetto, ha deciso di autocostruirsi la propria abitazione e ha contattato l'impresa ONG Alisei, ma non tutto è andato come sperato; questa impresa, a detta di Matteo, è letteralmente scappata, lasciando il cantiere abbandonato a se stesso ed è da ben tre anni che i lavori sono fermi. Ora esso è stato occupato dalle persone della cooperativa Mani Unite che sarebbero dovute venire a vivere in questo complesso, in condizioni assolutamente precarie, senza elettricità e con solo qualche muro che li protegge o addirittura in tenda.

"Abbiamo fatto tanti sacrifici e alla fine non abbiamo ottenuto niente".

Insomma, quattordici famiglie sono state lasciate senza casa e Alisei ha inoltre creato un buco con banca Etica di 400.000 euro (senza contare i precedenti 600 mila euro elargiti) senza aver pagato i fornitori, dopodichè è sparita nel nulla dopo aver dichiarato bancarotta nel 2010.

Per capire la complessità della situazione ecco cosa ha scritto il giornalista del Corriere della Sera Ruben H. Oliva:

LA ONG E LA COINCIDENZA - Il tutto è accaduto e accade nel terzo settore, in cui una Ong, utilizzando il disperato bisogno della gente di avere una casa e delle falle del sistema, cambia a piacimento ragione sociale (da srl a cooperativa ) per poi dire tranquillamente in un' intervista telefonica che «Alisei ong non ha nessuna responsabilità né rapporti con Alisei srl e non ha mai trattato questo argomento in Italia».
Nessun indagato, nessun procedimento in corso, eppure una strana coincidenza balza agli occhi: il presidente di Alisei autocostruzioni srl, Ottavio Tozzo, è stato presidente fino a tre anni fa dell’Alisei ong, organizzazione che opera in Italia e nel mondo intero e che ora nega di avere avuto a che fare con le autocostruzioni in Italia.

UNA STORIA INTRICATA - Una macchia e una storia per il mondo delle organizzazioni non governative che corre di bocca in bocca tra le migliaia di volontari che ogni anno mettono a disposizione idee e lavoro in cerca di un mondo più solidale. Questa storia del cantiere di Filetto a Ravenna è una delle tante realtà che Alisei ha lasciato a metà. «Quello che stiamo tentando di cercare di capire è se tra l’Alisei Ong, con cui abbiamo trattato e Alisei srl siano esistiti trasferimenti di denaro». A parlare non è un magistrato ma il presidente di Banca Etica Ugo Biggeri che insieme alla cooperativa «mani unite» (i futuri abitanti delle case) e al comune di Ravenna, sono la parte lesa in questa intricata storia.

IL SISTEMA - Un sistema ben oliato quello usato da Ottavio Tozzo - bella presenza, belle idee e linguaggio forbito - per ottenere finanziamenti che finiranno ovunque tranne che nei cantieri. «Sono furibondo!» sono le prime parole che scandisce Fabrizio Matteucci, sindaco di Ravenna entrando con le telecamere nel suo ufficio. «Alisei doveva costruire ben tre nuclei di abitazioni; il primo lo ha finito, il secondo lo abbiamo dovuto finire noi con 200.000 euro della regione e il terzo, quello di Filetto, completamente abbandonato è davvero un disastro» dice il sindaco che si scalda aggiungendo di non escludere che il comune di Ravenna si costituisca parte civile in un eventuale causa contro l’Alisei.

Stessa sorte è toccata a molti altri cantieri disseminati tra nord e sud: in Lombardia i cantieri sono ben cinque e a finanziarli, e finirli dopo che l’Alisei si è data alla fuga, è toccato all’Aler. L’autocostruzione è uno dei sistemi più nobili per dare una casa a prezzi economici a quelli che non se la possono permettere. I finanziatori di Alisei vanno dalle Nazioni Unite alla Comunità europea, da imprese private a quelle pubbliche. Un fiume di soldi difficile da quantificare, specie quando le società continuano a cambiare o a fallire. 
LA MATASSA - Stefano Bentini e Matteo Mattioli - due dei 14 autocostruttori rimasti senza casa - non si sono rassegnati e da più di tre mesi vivono all’interno di quelle che dovevano essere le loro abitazioni. Senza luce, finestre, pavimenti continuano a tenere duro e nel frattempo mettersi in rete tra tutti coloro che in giro per l’Italia sono stati ingannati dalla Alisei srl di Ottavio Tozzo per iniziare una causa che permetterebbe alla guardia di Finanza di districare questa vera e propria matassa di società che in qualche punto portano dritto alla Alisei ong con sede a Milano.

ONG, s.r.l, la situazione è poco chiara. L'unica cosa certa è che questa amara realtà ha lasciato tante persone in seria difficoltà, senza casa e senza futuro. Se volete vedere il video inchiesta del corriere della sera ecco il link.













martedì 18 dicembre 2012

Autocostruzione per donne in Messico: ecco come nasce il progetto Adobe for Women

Citando il blog ufficiale  ecco spiegato brevemente di cosa si tratta:

"Adobe for Women é un’associazione senza fini di lucro, fondata nel 2011, il cui obiettivo é il recupero e l’insegnamento di tecniche di costruzione in terra; questo é il nostro contributo per un uso piú umano e sostenibile dello spazio e delle risorse del pianeta.
L’obiettivo di questo progetto é costruire 20 case sostenibili nella comunitá indigena di San Juan Mixtepec, situato al Sud dello stato di Oaxaca, in Messico. Queste case sono destinate a 20 donne in circostanze difficili che parteciperanno al processo di costruzione. In questo modo poco a poco faranno proprie le loro future dimore e ritroveranno l’autostima, la capacitá di lavorare e la speranza, che permetterá loro di trasformarle in spazi sicuri ed accoglienti per le loro famiglie.
Le costruzioni sono energicamente efficienti e costruite con materiali locali, come l’adobe, il legno ed il bambú. Ogni casa costa appena 3 831,84 euro (il prezzo di mezzo metro quadrato in cittá europee come Parigi o Amsterdam, un metro quadrato nelle capitali baltiche, o due metri quadrati in cittá europee piú economiche).
Queste 20 donne hanno lottato tutta la vita per i loro figli e per la loro dignitá. Con il nostro lavoro ed il tuo aiuto, continueranno a farlo – nelle loro case."


I fondatori sono:

Arq. Ana Morgado
Arq. João Caeiro
Arq. Lara Camilla Pinho
Arq. Maria do Carmo Sousa Macedo Caldeira
Arq. Maria da Paz Sequeira Braga
Arq. Fulvio Capurso
Arq. Juan Santibañez



MESSICO |  IL PRIMO PROGETTO
Dieci anni fa, grazie al progetto dell’Architetto Juan José Santibañez, sono state costruite 20 case per 20 donne, in questa stessa regione, e ció ha dato fiducia alle donne ed ha cambiato le norme di comportamento nel rapporto tra sessi opposti. Si é dimostrato che la donna possiede una grande forza quando le si dá un’opportunitá.
C’é da notare l’importanza che questo progetto comunitario presenta nella sua reale dimensione, non per la sua caratteristica quantitativa, ma per il suo aspetto concettuale che, con il giusto impulso, permette di essere replicato in gruppi di maggiori dimensioni.
“Credo che la storia di queste donne rappresenta una lezione di vita per tutti noi: con pochi aiuti, si possono realizzare grandi progetti.”


OBIETTIVI PER IL FUTURO

È nostra intenzione aumentare la visibilitá e la divulgazione del progetto, così come creare valori aggiunti per i soggetti o enti donatori.
A questo scopo prevediamo di realizzare, a partire dal momento in cui inizi il progetto:


Documentario: registrazione di immagini (filmato/foto) dell’evoluzione della costruzione; interviste, “diario di bordo” dell’equipe di progetto. 

Esposizione: mostra sul progetto, sia dal punto di vista architettonico sia da quello sociale, per mezzo di diversi supporti: foto in grande formato; proiezioni di filmati; campioni di materiali, modellini, disegni.

Crediamo che questo sarà il primo di molti progetti che potranno migliorare le condizioni di vita di persone in diverse parti del mondo. Sognamo che sia possibile, in futuro, implementare questo tipo di progetto in altri paesi, nei quali esistono identiche necessitá, ove siano necessarie case degne di essere chiamate tali.

Pretendiamo anche moltiplicare i nostri partners e contatti, in modo da essere in grado di dare maggiori e migliori soluzioni alle necessitá sociali con cui ci confrontiamo.

Ecco qui un'immagine delle vere protagoniste del progetto, le donne messicane e le loro storie:



IL PROGETTO

IL PROGETTO DI ARCHITETTURA

La casa, di pianta semplice e rettangolare, é costituita da due nuclei: un privato ed un pubblico.
Cadauno definito da 2 archi che si incrociano aumentando cosí la nozione di spazio e definendo le zone in cui svolgere le diverse attivitá domestiche. Ció permette di ottenere ampli spazi dalla pur ridotta superficie totale. Il portico si presenta come un prolungamento della casa, essendo direttamente collegato alla cucina. É costituito da una struttura in legno rivestita di canne disposte ad intervalli regolari in modo da render le pareti permeabili alla vista. Il portico si apre alla natura circostante, costituendo uno spazio privilegiato di convivenza.
La casa, di un solo piano, risalta per il colore delle porte, che potrá variare d’accordo con i suoi abitanti, in toni forti , come é caratteristico in Messico.
La varietá della struttura dei componenti presenti nei blocchi di adobe, le canne e i coppi contribuiscono a dare una certa ricchezza e armonia al complesso. 



Ci sarebbero ancora tantissime cose da dire ma l'obiettivo di questo articolo non è quello di spiegare nei minimi dettagli il progetto ma di farlo conoscere, perchè se siete interessati per ogni tipo di informazione (perfino come si fanno gli adobe!) vi rimando alla sezione 'progetto' del loro blog e vi assicuro che ne vale davvero la pena.

lunedì 17 dicembre 2012

La prima casa di paglia a Roma città!


Nel quartiere Quadraro è in corso da gennaio la costruzione della prima casa di paglia di Roma. La casa, progettata dal team di BAG Officinamobile diretto dall’architetto Paolo Robazza, è costituita dastruttura portante in legno lamellare e muri di tamponamento in balle di paglia. Gli autori si distinguono nell’approccio al progetto per due motivi. Il primo e più evidente è quello della scelta dei materiali utilizzati: l’intonaco scelto è un impasto di terra locale e coccio pesto e costituisce una reinterpretazione della tradizione dell’architettura vernacolare romana in chiave moderna. Il secondo, caratteristica a mio avviso più interessante, è la scelta di istituire uncantiere condiviso, ovvero un cantiere al quale giovani professionisti curiosi possono partecipare attivamente alla costruzione.

Il risultato che si sta delineando è un edificio estremamente traspirante e npagliaaturale e ad altissime prestazioni termiche, grazie all’utilizzo della paglia che rende gli ambienti freschi d'estate e caldi d'inverno, eliminando del tutto l’umidità superficiale. Tutto questo ovviamente incide notevolmente sui costi di riscaldamento invernale, per cui il risparmio potenziale ammonta fino al 75% rispetto ad una casa convenzionale. Ricordiamo che nel 2002 le normative sull’edilizia hanno ridotto il valore di trasmittanza termica K per i muri esterni delle abitazioni a 0,35 W/mqk, una balla di paglia non intonacata, grazie al suo spessore di 450 mm, ha un valore K di 0,13 W/mqk, cioè le sue caratteristiche termiche sono molto migliori di quelle richieste. E inoltre aggiungendo l’intonaco questo valore si riduce ulteriormente.










Dal punto di vista normativo l’Italia è stata divisa in zone climatiche dalla A alla G (con A zona più calda e G la più fredda) a seconda dei gradi giorno. Il coefficiente K varia da 0,85 W/mqk per le zone A a 0,44 W/mqk per le zone F, di conseguenza in ogni zona d’Italia tale valore è superiore ai 0,13 W/mqk garantiti dalle balle di paglia.

Lo stesso progettista, che ha lavorato al progetto EVA all'Aquila, ricorda inoltre un particolare affatto secondario che riguarda il reperimento dei materiali utilizzati nel suo progetto che sono a Km zero, ovvero provengono da produttori locali, abbattendo in un sol colpo impatto ambientale e costi di trasporto.

Aspetteremo il prossimo Luglio per vedere l’opera finita, oppure decideremo di aggiungerci alla fila di volontari disposti ad acquisire una tecnica antica eppure attualissima di costruzione naturale, economica e sostenibile. In ogni caso la favola dei tre porcellini che con un soffio del lupo cattivo vedevano volare via la loro casa di paglia era decisamente soltanto una favola!

Intanto date un'occhiata al video